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FELIX  VLHD HIGH QUALITY

FELIX VLHD HIGH QUALITY

€ 13,50

JAZZ: Original Compositions by Massimo Salvagnini. Massimo Salvagnini Tenor Saxophone, Stefano Bassato Guitar, Franco Lion Doublebass, Roberto Facchinetti Drums. 24bit / 96kHz "Live in studio" original recording at Magister Studio, Preganziol, Treviso, Italy on October, 2004. Dalle note di copertina di Massimo Salvagnini Non saprei come ricostruire in poche parole l'origine di questo cd. Fortunatamente nessuno mi ha chiesto di farlo. Siamo tutti abituati a tagliare corto su certe cose. Chi crea musica e chi l'ascolta fanno in fondo la stessa cosa: si procurano piacere direttamente dalla musica. Se cercassi di raccontare il percorso che mi ha portato al cd che avete in mano, sarebbe come se voi cercaste di spiegare a me la stessa cosa vista dall'altro Iato, cioè il vostro percorso verso questo stesso cd. Non c'è tempo per tutti i racconti, purtroppo. Molti preferiscono comperare racconti già fatti, sotto forma di libri pubblicati in milioni di copie, piuttosto che ascoltare le persone che incontrano ogni giorno. Così va il nostro mondo. Il brano intitolato "Gino", scritto per mostrare al mio amico Gino quanto semplici sono le cose quando si ha un pianoforte davanti, mi ha dato l'idea di dedicare tutti gli altri brani ai miei amici, cambiando loro il titolo Questo CD è stato realizzato con la tecnica VLHD. Il risultato finale non ha paragoni in termini di micro e macro dinamica, dettaglio, estensione timbrica e spazialità

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SUONO SELVATICO

SUONO SELVATICO

€ 13,50

POP. Original Compositions by Francesco Pinetti. Francesco Pinetti, vibraphone glockenspiel, percussions / Marco Conti, bass / Giovanni Falzone, trumpet / Marco Bianchi, marimba / Emanuele Maniscalco, drums / Carlo Garofano, african percussions / Carl Nicita, flutes / Paolo Manzolini, guitars. 24 bit/96Khz Recording at MC Studio, Gavirate, Varese, ITALY. Vacuum tubes microphone preamplifier by Luca Martegani was used. Suono Selvatico è un progetto che vuole dare risalto al lato vitale (selvatico appunto) del fare musica: il Francesco Pinetti Ensemble conta otto musicisti (perlopiù molto giovani) ed è anche un ensemble di persone che condividono questo aspetto positivo del suonare insieme. Gli arrangiamenti dei brani, oltre a risentire di molte influenze stilistiche che non possono permettere di etichettare questa musica, danno a ciascun brano un carattere particolare ma sempre attento a far risaltare questi due aspetti: 1. il suono "naturale" dell'ensemble, cioè l'insieme dei timbri degli strumenti mescolati in modo inusuale 2. l'aspetto "selvatico" del produrre il suono, cioè il suonare cose semplici che non richiedano troppo cervello per essere comprese. L'ascoltatore viene trascinato in questo ambiente selvaggio (ma non ostile e violento, tutt'altro) per ritrovare la sua dimensione selvatica, per condividere un po' di libertà che questa musica vuole portare attraverso la sua ispirazione che viene dalla natura. Uno dei brani, ad esempio, riporta la melodia cantata da un merlo in primavera senza alcuna modifica (Merland). Un ascolto "easy" dunque, che spesso rimane impresso nella parte più selvatica di chi ascolta.

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ITALIAN MUSIC FOR GUITAR AND PIANO

ITALIAN MUSIC FOR GUITAR AND PIANO

€ 13,50

CURRICULUM Dal 2010 Lapo Vannucci e Luca Torrigiani formano un duo nato da un profonda amicizia, con l'intento di esplorare nuovi ambiti della musica per chitarra e pianoforte. Entrambi laureati con lode al Conservatorio "Luigi Cherubini" di Firenze, approfondiscono gli studi presso prestigiose istituzioni musicali quali l'Accademia "Incontri col Maestro" di Imola, la Scuola di Musica di Fiesole, l'École Normale de Musique de Paris "Alfred Cortot". Parallelamente all’intensa attività solistica, come duo si esibiscono regolarmente in Italia e all'estero, ricevendo ovunque unanimi consensi. La critica ne esalta la grande capacità comunicativa e l'attenzione costante alla bellezza del suono. Particolarmente attivi nell'ambito della musica contemporanea, hanno eseguito in prima assoluta brani a loro dedicati dei compositori Luigi Giachino e Giuseppe Crapisi. Con la Filarmonica “Ion Dumitrescu” di Râmnicu Vâlcea e la Filarmonica “Mihail Jora” di Bacău hanno eseguito "Tre Paesaggi": un concerto per chitarra, pianoforte e orchestra d'archi scritto per il duo dal compositore Francesco Di Fiore. MUSICHE ITALIANE PER PIANOFORTE E CHITARRA Il luogo comune vuole che il connubio tra pianoforte e chitarra si risolva in un complicato rebus tanto per i compositori quanto per gli interpreti: troppo distanti le sonorità e gli approcci dei due strumenti, troppo squilibrato il loro amalgama, troppo differente il volume sviluppato, divergente il modo di ‘pensare’ o di costruire le armonie. Insomma, messi insieme, pianoforte e chitarra tendono subito a rivelarsi quasi incompatibili. Inoltre, se non ci si affida una pur minima amplificazione della chitarra, il pianoforte si ritroverà costretto a suonare quasi sempre ‘in punta di piedi’. Nonostante ciò, e nonostante il luogo comune, diversi compositori, soprattutto nel Novecento, sono riusciti a ottenere degli splendidi risultati attraverso un sapiente lavoro sui ‘pieni’ e suoi ‘vuoti’ dei rispettivi strumenti, un’attenzione tutta particolare a un dialogo non convenzionale, una scrittura filigranata e, ovviamente, una buona dose di istinto che non guasta mai. Il disco che avete tra le mani è la testimonianza di tali esiti e vede una collana di lavori originali per chitarra e pianoforte composti tra il 1950 a oggi di autori italiani noti e meno noti. Il viaggio comincia proprio nel 1950 con uno dei compositori che, volente o nolente da parte sua, ha maggiormente legato il proprio nome a quello della chitarra, ossia il fiorentino Mario Castelnuovo-Tedesco (1895-1968) che scrisse la Fantasia op. 145 in due brevi, sapidi movimenti dedicandola ad Andrés Segovia e alla moglie pianista Francesca ‘Paquita’ Madriguera Rodon. Un miracolo di equilibrio che risente di ineludibili influssi francesi ma che mostra anche una estroversa e personale ispirazione lirica, sempre in bilico tra atmosfere spagnoleggianti e una cantabilità tutta italiana, anzi, per meglio dire toscana. Altro brano ‘coniugale’ che si fregia del titolo di Fantasia è la pagina in un singolo movimento che il compositore bresciano Franco Margola (1908-1992) scrisse nell’ottobre 1979 e che fu dedicata al duo formato dal chitarrista Guido Margaria e dalla moglie Emilia. Si tratta di un quieto lavoro dalle movenze neobarocche in cui la scrittura, mostra comunque una mano felice nel far dialogare i due strumenti invero cercando scaltramente più una costante alternanza che un’effettiva sovrapposizione. Altro brano dedicato al duo Margaria è il breve Improvviso, composto tra il novembre 1979 e la primavera del 1980, che poco si discosta dalle atmosfere del precedente. Un’altra Fantasia – e altro brano dedicato al duo Margaria – è la composizione che il piemontese di origini transalpine Carlo Mosso (1931-1995) scrisse nel 1980. Una pagina meditativa e inquieta, lignea, ricolma di arcaismi e allo stesso tempo portatrice di una rassegnata modernità, volutamente scabra, costruita intorno a poche cellule melodiche sviluppate attraverso un percorso modale che in alcuni punti ricorda sia il linguaggio dello svizzero Frank Martin sia l’amato Gian Francesco Malipiero. Il Divertimento a due del padovano Adrano Lincetto (1936-1996) composto nel 1981 e suddiviso in tre movimenti (Molto lento. Poco mosso – Allegro molto – Finale. Molto moderato e cantabile. Allegro vivo) è senza dubbio un lavoro meno sibillino, lontano da ogni complicazione sia moderna sia postmoderna, tessuto con un linguaggio modale in cui si contano numerosi accordi di settima. Questa ricca antologia si chiude con due brani scritti espressamente per Lapo Vannucci e Luca Torrigiani e a loro dedicati. Il silenzio del tempo del torinese Luigi Giachino (1962) risale al 2015 ed è una suite in quattro tempi tinta di venature jazz e di sapori quasi impressionisti. Affatto diverso è Winter Time del siciliano Giuseppe Crapisi (1967), che in una incisiva pagina di circa sei minuti miscela gesti ripetitivi e caparbi tipici del minimalismo a una vena più elegiaca. In questo caso i due strumenti raramente si alternano, trovandosi spesso a tessere le loro trame ora delicate ora ritmiche per lo più in contemporanea. Ennio Speranza

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