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CLASSICA

THE BACH FAMILY

THE BACH FAMILY

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CLASSICAL: Antonella Ciccozzi, harp (1810 S.Herard 43 strings), Marco Rogliano violin, Luca Paccagnella, cello.24Bit / 96Khz digital recording made at Main Hall Fondazione Musicale Masiero e Centanin Arquà  Petrarca (Italy) on January, 2004. Dalle note di copertina Di Antonella Ciccozzi Nell'immensa produzione musicale dei più importanti rappresentanti della famiglia Bach, sono pochi i brani rivolti all'arpa, ma di grande arricchimento per il suo repertorio; riunendoli ho confrontato due generazioni (John Sebastian 1685-1750; i figli C.Ph.Emanuel1714-1788 e Joh.Christian 1735-1782) con le loro diverse tendenze, diversi gusti e talvolta, diversi spessori. In apertura la Suite in mi maggiore BWV 1006a di J.S.Bach, trascrizione autografa su due pentagrammi (chiave di soprano e chiave di basso), priva di una destinazione strumentale esplicita, della terza Partita per violino BWV 1006. La particolare tessitura medio- bassa, che caratterizza il pezzo, induce ad escludere gli strumenti a tastiera come plausibili destinatari e suggerisce il liuto o l'arpa. Tuttavia l'esecuzione di tale Suite, spesso affidata al liuto, è di fatto trascurata nel repertorio arpistico se non in qualche versione manipolata o trascritta in altre tonalità . Pertanto la versione che intendo proporre, dopo averne sperimentato la fattibilità  sull'arpa, è quella ORIGINALE AUTOGRAFA di J.S.Bach. Il legame dell'opera con l'arpa potrebbe apparire rinsaldato dalla curiosa coincidenza della presunta data di stesura della Suite( 1720 ca.) con la nascita della prima arpa a pedali a movimento semplice. Benchè la circostanza potrebbe essere il frutto di una pura casualità , dato che la meccanica ancora assai limitata dell'arpa non avrebbe potuto consentire l'esecuzione di un pezzo tanto articolato, l'interesse per il nuovo strumento potrebbe averne ispirato la composizione.   

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ITALIAN MUSIC FOR GUITAR AND PIANO

ITALIAN MUSIC FOR GUITAR AND PIANO

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CURRICULUM Dal 2010 Lapo Vannucci e Luca Torrigiani formano un duo nato da un profonda amicizia, con l'intento di esplorare nuovi ambiti della musica per chitarra e pianoforte. Entrambi laureati con lode al Conservatorio "Luigi Cherubini" di Firenze, approfondiscono gli studi presso prestigiose istituzioni musicali quali l'Accademia "Incontri col Maestro" di Imola, la Scuola di Musica di Fiesole, l'École Normale de Musique de Paris "Alfred Cortot". Parallelamente all’intensa attività solistica, come duo si esibiscono regolarmente in Italia e all'estero, ricevendo ovunque unanimi consensi. La critica ne esalta la grande capacità comunicativa e l'attenzione costante alla bellezza del suono. Particolarmente attivi nell'ambito della musica contemporanea, hanno eseguito in prima assoluta brani a loro dedicati dei compositori Luigi Giachino e Giuseppe Crapisi. Con la Filarmonica “Ion Dumitrescu” di Râmnicu Vâlcea e la Filarmonica “Mihail Jora” di Bacău hanno eseguito "Tre Paesaggi": un concerto per chitarra, pianoforte e orchestra d'archi scritto per il duo dal compositore Francesco Di Fiore. MUSICHE ITALIANE PER PIANOFORTE E CHITARRA Il luogo comune vuole che il connubio tra pianoforte e chitarra si risolva in un complicato rebus tanto per i compositori quanto per gli interpreti: troppo distanti le sonorità e gli approcci dei due strumenti, troppo squilibrato il loro amalgama, troppo differente il volume sviluppato, divergente il modo di ‘pensare’ o di costruire le armonie. Insomma, messi insieme, pianoforte e chitarra tendono subito a rivelarsi quasi incompatibili. Inoltre, se non ci si affida una pur minima amplificazione della chitarra, il pianoforte si ritroverà costretto a suonare quasi sempre ‘in punta di piedi’. Nonostante ciò, e nonostante il luogo comune, diversi compositori, soprattutto nel Novecento, sono riusciti a ottenere degli splendidi risultati attraverso un sapiente lavoro sui ‘pieni’ e suoi ‘vuoti’ dei rispettivi strumenti, un’attenzione tutta particolare a un dialogo non convenzionale, una scrittura filigranata e, ovviamente, una buona dose di istinto che non guasta mai. Il disco che avete tra le mani è la testimonianza di tali esiti e vede una collana di lavori originali per chitarra e pianoforte composti tra il 1950 a oggi di autori italiani noti e meno noti. Il viaggio comincia proprio nel 1950 con uno dei compositori che, volente o nolente da parte sua, ha maggiormente legato il proprio nome a quello della chitarra, ossia il fiorentino Mario Castelnuovo-Tedesco (1895-1968) che scrisse la Fantasia op. 145 in due brevi, sapidi movimenti dedicandola ad Andrés Segovia e alla moglie pianista Francesca ‘Paquita’ Madriguera Rodon. Un miracolo di equilibrio che risente di ineludibili influssi francesi ma che mostra anche una estroversa e personale ispirazione lirica, sempre in bilico tra atmosfere spagnoleggianti e una cantabilità tutta italiana, anzi, per meglio dire toscana. Altro brano ‘coniugale’ che si fregia del titolo di Fantasia è la pagina in un singolo movimento che il compositore bresciano Franco Margola (1908-1992) scrisse nell’ottobre 1979 e che fu dedicata al duo formato dal chitarrista Guido Margaria e dalla moglie Emilia. Si tratta di un quieto lavoro dalle movenze neobarocche in cui la scrittura, mostra comunque una mano felice nel far dialogare i due strumenti invero cercando scaltramente più una costante alternanza che un’effettiva sovrapposizione. Altro brano dedicato al duo Margaria è il breve Improvviso, composto tra il novembre 1979 e la primavera del 1980, che poco si discosta dalle atmosfere del precedente. Un’altra Fantasia – e altro brano dedicato al duo Margaria – è la composizione che il piemontese di origini transalpine Carlo Mosso (1931-1995) scrisse nel 1980. Una pagina meditativa e inquieta, lignea, ricolma di arcaismi e allo stesso tempo portatrice di una rassegnata modernità, volutamente scabra, costruita intorno a poche cellule melodiche sviluppate attraverso un percorso modale che in alcuni punti ricorda sia il linguaggio dello svizzero Frank Martin sia l’amato Gian Francesco Malipiero. Il Divertimento a due del padovano Adrano Lincetto (1936-1996) composto nel 1981 e suddiviso in tre movimenti (Molto lento. Poco mosso – Allegro molto – Finale. Molto moderato e cantabile. Allegro vivo) è senza dubbio un lavoro meno sibillino, lontano da ogni complicazione sia moderna sia postmoderna, tessuto con un linguaggio modale in cui si contano numerosi accordi di settima. Questa ricca antologia si chiude con due brani scritti espressamente per Lapo Vannucci e Luca Torrigiani e a loro dedicati. Il silenzio del tempo del torinese Luigi Giachino (1962) risale al 2015 ed è una suite in quattro tempi tinta di venature jazz e di sapori quasi impressionisti. Affatto diverso è Winter Time del siciliano Giuseppe Crapisi (1967), che in una incisiva pagina di circa sei minuti miscela gesti ripetitivi e caparbi tipici del minimalismo a una vena più elegiaca. In questo caso i due strumenti raramente si alternano, trovandosi spesso a tessere le loro trame ora delicate ora ritmiche per lo più in contemporanea. Ennio Speranza

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SCHUBERT, SCHUMANN

SCHUBERT, SCHUMANN

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CLASSICAL: original compositions by Franz Schubert, Robert Schumann. Daniele Roccato, double bass / Marco Tezza, piano 24Bit / 96 kHz Digital Recording. Live in studio at Auditorium Sandro Pertini, Adria (Padova, Italy) May, 2001 Il disco presenta un interessante nuovo punto di vista interpretativo su alcune celeberrime pagine del repertorio romantico: Fantasiestucke op.73, Romanzen op.94 e Abendlied dall'op.85 di Robert Schumann ed il celebre "Arpeggione" di Schubert. L'arpeggione, era uno strumento particolare, lontano parente del violoncello, andato in disuso e sostituito dal violoncello, appunto. Ecco quindi come le trascrizioni del brillantissimo Daniele Roccato non appaiono fuori luogo, ma anzi creano nuove interessanti combinazioni timbriche. RECENSIONI: AUDIOREVIEW - Marzo 2002, Marco Cicogna (rubrica News) SUONO - Aprile 2002, Paola Raschi AMADEUS - marzo 2002 (segnalazione breve, 4 e 5 stelle) The interpretations included in this CD present a really fascinating and creative take on some of the most famous Romantic airs: Fantasiestucke op.73, Romanzen op.94 together with Abendlied from op.85 by Robert Schumann and finally the widely known Schubert's “Arpeggione�, a peculiar instrument that can be considered an archaic form of violoncello. Throughout the work the brilliant transcriptions of Daniele Roccato manage to take the original compositions and, strictly keeping their genuine flavour, present them in a newer, fresher series of timbres.

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IMAGENES DE TANGO Remastered    V L H D

IMAGENES DE TANGO Remastered V L H D

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CLASSICAL FROM 20th CENTURY : original compositions by Astor Piazzolla, Pepito Ros, Gustavo Toker. Modern Saxophone Quartet / Simone Zanchini, accordeon 24Bit / 96 kHz Digital Recording. Live in studio at Chiuppano Public Auditorium (Vicenza, Italy) May, 2000. VLHD REMASTERED, May, 2008 Noi di Velut Luna consideriamo questo disco, una delle nostre perle nascoste. Con questo “Imagenes de Tango” inizia un lavoro di riscoperta di alcuni dei titoli che noi amiamo di più e che presentano contenuti di assoluto rilievo musicale. In questo progetto la prestigiosa formazione del Modern Saxophone Quartet, composta da 4 sassofonisti classici, ospita come solista il grandissimo e acclamatissimo solista al bandoneon Simone Zanchini, nell’esecuzione di alcuni classici di Astor Piazzola, utilizzando arrangiamenti originali, composti per l’occasione. Da sottolineare anche un aspetto rilevantissimo di questa esecuzione, ovvero il fatto di essere stata realizzata rigorosamente dal vivo, pur senza pubblico, nella splendida acustica dell’Auditorium di Chiuppano, in provincia di Vicenza. E’ una cosa, questa, a cui tutti noi teniamo molto. Una curiosità simpatica e significativa del nostro approccio: i brani Oblivion e Libertango (tracce 10 e 11) sono in realtà uniti fra loro a sorta di mini suite ed il “collante” è una lunga cadenza (un lungo “solo”) del bandoneon. Ad un certo punto c’è una piccola imperfezione esecutiva – una piccola nota stonata – sottolineata da un verso di disapprovazione di Zanchini: ora, avremmo ovviamente potuto correggerla, ma per volontà dello stesso Zanchini si è deciso di lasciarla a testimonianza di una freschezza esecutiva che nessuna perfezione al “profumo di editing” potrà mai dare alla musica. Ultimo, ma non ultimo, motivo di interesse è legato al lavoro di remastering realizzato. E’ stata applicata la ormai nota tecnologia VLHD, che “si limita”, per così dire con un grande eufemismo, ad utilizzare i più sofisticati algoritmi di decimazione del segnale oggi disponibili, non disgiunti da un precisissimo e proprietario controllo del clock digitale. Ecco quindi che anche coloro che avessero già acquistato questo disco, avrebbero oggi un buon motivo per riacquistarlo, riuscendo in questo modo ad ottenere l’opportunità di verificare direttamente a casa propria, in un confronto diretto, quanto sia importante e quanto si sia evoluta la tecnologia digitale al servizio del CD standard in questi ultimi anni.    

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